Viaggiatori d’affari negli USA: ESTA vs Visto B-1. Differenze, requisiti e sanzioni

Jim Alexander – Managing Shareholder Maggio Kattar Nahajzer + Alexander, P.C.

L’Amministrazione Trump ha intensificato i controlli e rivisto i criteri per l’emissione dei visti B1 per i viaggi d’affari e per l’ottenimento dell’ESTA. La violazione delle restrizioni sullo svolgimento di attività lavorativa comporta sanzioni sia per i viaggiatori stranieri che per il datore di lavoro.

Durante la campagna presidenziale statunitense del 2016, l’allora candidato Donald Trump promise di sottoporre chiunque richiedesse lo status di rifugiato a “rigidi controlli”.

Da quando ha assunto la carica, è diventato chiaro che l’amministrazione Trump ha intensificato i controlli verso tutti i cittadini stranieri che fanno richiesta di ingresso negli Stati Uniti, inclusi i cosiddetti business travelers.

L’aumento dei controlli, in questo senso, giustificherebbe la revisione dei criteri per l’emissione dei visti B1 per viaggi d’affari, nonché dei requisiti per chiedere e ottenere l’ESTA (Electronic System for Travel Authorization).

Approfondiamo dunque quali sono i requisiti necessari per richiedere ed ottenere il Visto B-1 o l’ESTA, quali attività consentono di svolgere e quali sono le sanzioni imposte dal Dipartimento di Sicurezza Interna ai viaggiatori stranieri e ai loro datori di lavoro quando venga comprovata una violazione delle restrizioni sullo svolgimento di lavoro negli Stati Uniti.

 

Cos’e il Visto B-1, cos’è l’ESTA

Il Visto B-1 è un visto temporaneo per i cosiddetti business visitors che può essere emesso dal consolato statunitense all’estero per un soggetto che intende partecipare a determinate attività di business di natura commerciale o professionale negli Stati Uniti.

L’ESTA è un documento di autorizzazione al viaggio che i cittadini di determinati Paesi possono richiedere telematicamente. Tale documento consente di recarsi in USA per turismo o per attività di business consentite nell’ambito del Visa Waiver Program, senza dover ottenere un visto per questo scopo.

[ L’ESTA è un’autorizzazione al viaggio per gli USA, mentre Il B1 è un visto temporaneo per business visitors ]

 

Quali sono le differenze tra Visto B-1 ed ESTA?

  • Il visto B-1 è un documento di viaggio che si applica sul passaporto e che consente al cittadino straniero di viaggiare negli Stati Uniti e chiedere di essere ammesso in via temporanea come business visitor. L’ESTA si sostituisce al visto e possono richiederlo solo i cittadini di determinati Paesi.
  • Con un valido visto B-1 il cittadino straniero può essere ammesso in USA fino a un periodo massimo di 6 mesi. L’ESTA invece consente al cittadino straniero di soggiornare negli Stati Uniti fino a un massimo di 90 giorni.
  • I cittadini in possesso del Visto B-1 possono richiedere una proroga di altri 6 mesi, fino a un periodo massimo di 1 anno per viaggio, purché soddisfino le seguenti condizioni:
    • il loro status di idoneità al B-1 rimane invariato per tutto il periodo di permanenza in USA;
    • lo scopo della visita rimane invariato e di natura temporanea;
    • la richiesta di proroga viene sottomessa prima della scadenza del periodo di permanenza consentito.

I soggetti che fanno ingresso in territorio statunitense in ESTA non possono richiedere una proroga del periodo di permanenza. Devono pertanto lasciare gli Stati Uniti entro i 90 giorni previsti.[1]

  • I soggetti che si trovano negli Stati Uniti con un visto B-1 possono richiedere un cambio di status. Al contrario, i cittadini in ESTA non possono modificare il proprio status durante la loro permanenza in territorio statunitense.

 

Quando richiedere un Visto B-1 al posto di un ESTA?

 Come menzionato, l’ESTA è disponibile unicamente per cittadini di determinati Paesi esteri facenti parte del Visa Waiver Program, ai sensi del quale è possibile recarsi negli USA in esenzione di visto.

Ma la cittadinanza non è l’unico criterio per determinare se un soggetto è idoneo o meno al rilascio dell’ESTA. Inoltre, è possibile perdere l’ESTA in quanto vi sono alcune attività che possono comportarne la revoca immediata. Ad ogni modo, è bene ricordare che, nel caso in cui un business traveler non risponda ai criteri richiesti per l’ESTA o gli venga revocato l’ESTA, ha comunque la possibilità di svolgere attività di business richiedendo un visto B-1.

L’elenco che segue espone una serie di requisiti per richiedere l’ESTA e, allo stesso tempo, quali fattori possono essere causa di revoca immediata:

  • soggetti cui è stata precedentemente respinta la richiesta di ESTA e che vogliono recarsi negli USA come business visitors;
  • soggetti che intendono recarsi negli Stati Uniti per attività di business di natura temporanea e che prevedono un soggiorno di durata superiore a 90 giorni;
  • soggetti affetti da determinate patologie (fisiche o psichiche);
  • soggetti cui è stata precedentemente rifiutata la richiesta di visto presso il Consolato Statunitense;
  • soggetti che hanno subito arresti e/o hanno commesso reati legati a depravazione morale o a traffico di droga;
  • soggetti con doppia cittadinanza dell’Iran, Iraq, Sudan, Siria e di un Paese aderente al Visa Waiver Program;
  • cittadini che si siano recati in Iran, Iraq, Sudan e Siria a partire dal 1° marzo 2011 compreso.

Quali sono le attività di business consentite in B-1 o in ESTA una volta ammessi negli Stati Uniti?

C’è una linea sottile che separa ciò che può essere considerato business da ciò che può ritenersi invece attività lavorativa o productive employment.

Le attività di business negli Stati Uniti, siano esse svolte in B-1 o in ESTA, sono consentite purché relative ad “attività di business internazionale”. In altre parole, in linea generale, un soggetto non può svolgere attività lavorativa a beneficio del datore di lavoro.

[Ai possessori di ESTA o visto B1 è vietato svolgere attività lavorativa, svolgere attività manuali, eseguire lavori di costruzione e studiare negli USA].

Di seguito una lista esemplificativa e non esaustiva delle attività che possono essere svolte con il visto B-1 o con l’ ESTA:

  • negoziazioni contrattuali che non includa lo svolgimento di un’attività lucrativa a titolo professionale negli Stati Uniti;
  • partecipazione a riunioni di lavoro, conferenze e colloqui con partner commerciali, clienti potenziali o colleghi;
  • ricerca, visita, ispezione di un luogo o di un ufficio degli Stati Uniti a fini commerciali;
  • partecipazione a contenziosi nel ruolo di testimone presso tribunali statunitensi;
  • ricerche di mercato o aziendali;
  • partecipazione a conferenze, seminari o convegni aziendali, religiosi o formativi;
  • predisposizione di un investimento in USA o apertura di un nuovo ufficio (esclusa la sua gestione);
  • partecipazione a riunioni del Consiglio d’Amministrazione in qualità di membro dello stesso;
  • gestione delle attività preliminari alla creazione di una nuova attività negli Stati Uniti (es. apertura di un conto bancario, affitto dei locali, ecc.);
  • svolgimento di ricerche indipendenti;
  • installazione, assistenza o riparazione di attrezzature commerciali/industriali vendute da una società non statunitense a un acquirente statunitense, se specificamente previsto dal contratto di acquisto. L’installazione non può includere lavori di costruzione, ad eccezione della supervisione o della formazione dei lavoratori degli Stati Uniti per lo svolgimento dell’attività di costruzione;
  • partecipazione a mostre, accettazione di ordini, negoziazione e firma dii contratti per articoli che devono essere prodotti al di fuori degli Stati Uniti;
  • partecipazione a un programma formativo non concepito per scopi occupazionali e per il quale il soggetto non riceverà stipendio o altra remunerazione.[2]

Quali attività sono assolutamente vietate con il Visto B-1 o con l’ESTA?

Ai sensi della legge sull’immigrazione degli Stati Uniti, ai visitatori in possesso di visto B-1 e ai viaggiatori in ESTA è severamente vietato intraprendere attività lavorativa, svolgere “attività manuali”, eseguire lavori di costruzione e studiare negli Stati Uniti.[3]

Quanto è importante la credibilità del soggetto quando si richiede un visto B-1 o si chiede di essere ammessi negli Stati Uniti con il visto B-1 o l’ESTA?

I soggetti che si recano in USA per ragioni di business devono soddisfare i requisiti necessari per ottenere un visto B-1 o il rilascio dell’ESTA e devono essere in grado di poter provare di soddisfare tali requisiti sia al momento di richiesta del visto o dell’ESTA sia al momento in cui chiedono di essere ammessi negli Stati Uniti con gli stessi.

Gli ufficiali consolari, nel caso in cui non possano accertare l’idoneità del soggetto, negheranno il visto al richiedente. A sua volta, se il soggetto stesso non è in grado di dimostrare la propria idoneità all’ammissione negli Stati Uniti, gli agenti del Custom & Border Patrol (CBP) negheranno l’ingresso in territorio statunitense. In entrambi i casi, è di estrema importanza che i viaggiatori siano sempre sinceri e trasparenti circa lo scopo della loro visita negli USA e che siano in grado di fornire prove a supporto.

Qualora il soggetto non riesca a dimostrare la propria idoneità all’ottenimento del visto richiesto, gli verrà negato il visto. Se un viaggiatore, giunto negli Stati Uniti, non è in grado di dimostrare di essere in possesso dei requisiti per farvi ingresso, al soggetto sarà negato il diritto di entrare nel Paese anche qualora gli sia stato concesso il visto B-1 o l’ESTA. Il richiedente sarà quindi trattenuto negli uffici doganali statunitensi e successivamente rimpatriato con il primo volo disponibile. È importante sottolineare che gli agenti doganali hanno facoltà di espellere i richiedenti che non risultino idonei; ciò comporta un travel ban di almeno cinque anni duranti i quali non verrà consentito viaggiare negli Stati Uniti.

[ I viaggiatori devono essere sinceri e trasparenti circa lo scopo della loro visita negli USA e in grado di fornire prove a supporto]

Un individuo ammesso con visto B-1 o ESTA può normalmente svolgere le attività commerciali sopra elencate a condizione che:

  • intenda lasciare gli Stati Uniti alla fine del suo soggiorno temporaneo;
  • intenda continuare a risiedere al di fuori degli Stati Uniti;
  • abbia validi legami con lo sponsor commerciale;
  • sia un uomo d’affari o, se impiegato, svolga un’attività necessaria allo sviluppo del commercio internazionale;
  • non riceva salari o altri compensi da fonti statunitensi per servizi resi in relazione all’attività svolta negli Stati Uniti.[4]

Le dichiarazioni rilasciate ai funzionari consolari quando si richiede un visto B-1 e agli agenti del CBP quando si richiede di fare ingresso negli Stati Uniti sono essenziali per determinare se le attività commerciali prospettate possano essere eseguite con un visto di lavoro per visitatori o in ESTA e per valutare la credibilità dell’individuo. Sotto l’attuale amministrazione, sia gli ufficiali consolari che gli agenti del CBP sono stati incaricati di controllare tutti i richiedenti ​​visto e tutti coloro i quali chiedono di fare ingresso negli Stati Uniti. Di conseguenza, possono verificarsi ritardi di diverse settimane quando si richiede un visto B-1. Inoltre, al momento del rilascio del visto B-1 o durante il viaggio con ESTA, i viaggiatori potrebbero essere accuratamente interrogati dagli agenti di CBP sullo scopo del loro viaggio negli Stati Uniti.

[Gli agenti doganali statunitensi hanno facoltà di espellere i viaggiatori non idonei e imporre un travel ban di almeno cinque anni ]

Quali sono le conseguenze nel caso in cui il viaggiatore mistifichi le sue intenzioni al momento dell’ingresso negli Stati Uniti? E in caso di svolgimento di attività lavorative una volta ammessi come business visitor?

Le conseguenze in entrambi i casi coinvolgono sia il lavoratore che si reca in USA che il datore di lavoro straniero per il quale il soggetto sta svolgendo tali attività.

I business travelers possono essere accusati di frode o di aver mistificato volontariamente un fatto materiale al fine di accedere negli Stati Uniti. In queste circostanze, al soggetto sarà vietato l’ingresso negli Stati Uniti in via permanente (salvo richiesta e ottenimento di un “perdono” o “waiver”).

[Le sanzioni riguardano sia il lavoratore che l’azienda: dal travel ban (temporaneo o permanenete) a sanzioni pecuniarie, dall’arresto al divieto di inviare lavoratori negli USA]

Inoltre, la società per cui il lavoratore presta servizio può essere soggetta a potenziali responsabilità, non solo di carattere pecuniario. Potrebbe essere infatti oggetto di cause legali da parte dei dipendenti e i suoi dirigenti potrebbero essere condannati a una pena detentiva fino a 6 mesi. Tra l’altro, la società può essere inserita dai funzionari del CBP all’interno della lista delle società che non rispettano le normative statunitensi sull’immigrazione. Ciò renderà estremamente difficile l’invio in futuro di dipendenti negli Stati Uniti i quali potrebbero essere negati ammissione negli Stati Uniti. Infine, datori di lavoro con contratti federali potrebbero essere radiati dallo svolgimento di attività commerciali con il governo degli Stati Uniti.

[1]) Esiste un’eccezione a tale norma che prevede la possibilità di ottenere un’estensione di ulteriori 30 giorni da parte della Direzione dell’USCIS territorialmente competente. Ad ogni modo, tale eccezione è garantita  raramente.

[2]  Non è permesso svolgere formazione di tipo “pratico”, per fornire esperienza pratica sul lavoro con un visto B-1.

[3] L’attività lavorativa è definita, in linea generale, come la prestazione di servizi in cambio di un compenso, indipendentemente dalla fonte di tale compenso.

[4] A tale proposito si ricorda che al lavoratore e’ di norma consentito ricevere dalla società statunitense indennità o rimborsi spese legati al suo soggiorno temporaneo negli USA.

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