Il distacco transfrontaliero

decreto legislativoIl recente decreto legislativo 136/2016, in attuazione della direttiva 2014/67/UE, entrato in vigore lo scorso 22 luglio sul distacco di personale in Italia. Il decreto recepisce le indicazioni fornite dall’UE e introduce nuovi obblighi amministrativi per le imprese distaccatarie estere.

Gli obiettivi della normativa sono quelli di:

  • contrastare il fenomeno del distacco abusivo, attraverso cui si realizzano la violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori ;
  • prevenire i fenomeni di concorrenza sleale;
  • e agevolare la cooperazione tra gli Stati membri nell’accertamento dell’autenticità dei distacchi e nel perseguimento e nella repressione dei distacchi abusivi.

Fonte: ECA Italia

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ECA International: Managing Mobility Survey 2016

ECA InternationalNonostante il clima di continua incertezza economica, il 44% delle aziende prevede un aumento del proprio numero di espatriati per i prossimi 3 anni. Questo è quanto emerge dalla recente indagine Managing Mobility Survey 2016 di ECA International, il leader di mercato nella fornitura di informazioni e soluzioni tecnologiche per la gestione di politiche retributive internazionali.

Pubblicata annualmente, questa indagine monitora i trend della mobilità, individuando le sfide in termini di incarichi internazionali di successo a lungo termine e come le aziende intendano risolverle. L’indagine ha messo in evidenza anche come la percentuale media di incarichi internazionali a lungo termine che non vengono portati a compimento è aumentata dal 4.9% nel 2012 al 7.2% nel 2016. Questo aumento è da ricondursi a diversi fattori, fra cui i cambiamenti nelle esigenze delle aziende e le condizioni economiche, fattori questi che saranno presi in esame nel report contenente i risultati dell’indagine.

Fonte: ECA International

 

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La chimica del lavoro: energia per la ripresa

lavoroNel suo ultimo Economic Outlook di fine ottobre/inizio novembre l’Ocse afferma che la ripresa in Italia sta gradualmente prendendo velocità e il Pil crescerà dell’1,4% nel 2016 e 2017. Sono state dunque ritoccate al rialzo di 0,1% le stime rispetto a settembre 2015. Nella valutazione dell’Organizzazione il Jobs act ha avuto ed avrà un effetto positivo sulla ripresa, grazie agli sgravi per le assunzioni, che “stanno trainando la svolta del mercato del lavoro e hanno portato a un rilevante aumento dei nuovi contratti a tempo indeterminato”.

Ecco, la stabilità del lavoro. In chimica, la stabilità è la tendenza di una sostanza a conservare la sua composizione. Spesso ci capita di usare termini e modi di dire che vengono poi applicati alla nostra vita comune o professionale. Magari derivano da pagine da incubo studiate quando frequentavamo il liceo o un istituto tecnico. Se il lavoro non vede mutare la sua composizione chimica… ecco che diventa stabile. Peraltro, quando un’azienda propone ad un proprio manager o un proprio tecnico un piano di sviluppo internazionale del suo percorso di carriera, beh, in effetti si realizza un tentativo di “destabilizzazione” del lavoro.

Lavorando per anni a fianco delle Direzioni Risorse Umane delle nostre aziende clienti, abbiamo verificato con mano questo “virtuoso tentativo di alterare” la vita professionale di un nostro dipendente: è l’azienda per prima che si mette in testa di organizzare e produrre qualcosa di destabilizzante, uscendo da uno schema comodo per protrarsi verso il rischio, nel caso particolare sfidare il proprio mercato attraverso un percorso di internazionalizzazione del business. La Direzione Risorse Umane è l’ente che recepisce questo challenge, con l’espatrio che diventa strumento di sviluppo al servizio della linea: perché l’espatrio deve essere parte di un processo di sviluppo dove l’espatriato sarà da un lato il key player della propria linea all’estero e dall’altro un modello di business che la Direzione Risorse Umane potrà e dovrà riproporre in azienda quale reale fattore critico di successo. Anche e soprattutto per uscire, e continuare ad uscire, dalla crisi.

Fonte: ECA Italia

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Opportunità di business nei mercati emergenti: gli otto Paesi “Top”

paesi topSono otto i Paesi che, a livello mondiale, offriranno nel 2016 le più promettenti opportunità di business per le aziende italiane, e due di questi sono africani: India e Vietnam, Bangladesh e Filippine, Tanzania e Kenya, Perù e Colombia. Questi mercati “top” – secondo Atradius, tra i Gruppi leader nel mondo nell’assicurazione del credito, cauzioni e recupero crediti – andranno incontro ad una forte crescita, mostrandosi in controtendenza rispetto a gran parte dei mercati emergenti, che hanno attraversato una difficile congiuntura economica nel 2015. Grazie a condizioni politiche stabili, bassi costi delle materie prime e la classe media emergente, infatti, questi Paesi hanno evidenziato negli ultimi tre anni un trend economico positivo che dovrebbe migliorare ulteriormente nel 2016.

All’apice della performance economica c’è l’India con il più alto indice di crescita del PIL (+7,5%) e Paese di riferimento per il settore chimico. Seguono altri tre Paesi del continente asiatico: Vietnam (+6,4%), Bangladesh (+6,3%) e le Filippine. Positivi anche i risultati economici attesi per Tanzania (+6,5%) e Kenya (+6,0%). Nei due Paesi africani, occasioni per un business di successo potrebbero riscontrarsi nelle costruzioni, che oggi godono dello sviluppo infrastrutturale, inclusa la realizzazione di nuovi porti. Questi due Paesi si propongono come meta d’esportazione anche per i settori della meccanica e dei beni strumentali anche se la concorrenza sui prezzi da parte delle imprese asiatiche del settore dei macchinari è elevata. Investimenti nel settore delle costruzioni sono attesi anche in Perù (PIL 2016 +4,9%), che si caratterizza però soprattutto per una accresciuta domanda nell’ICT, e Colombia, il Paese dell’America Latina più interessante per il mercato al dettaglio nei prossimi cinque anni.

Fonte: ECA Italia

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La vera sfida dell’Iran

iranIl ruolo delle donne resta la vera sfida nell’Iran che ha iniziato da poco la nuova fase di apertura economica al mondo. Forse è anche merito loro, visto che sono state le protagoniste delle cinque maggiori manifestazioni del Ventunesimo secolo nel Paese. Eppure molta strada resta da fare.

Sono tuttora lontani i tempi di libertà e protagonismo femminile rievocati spesso nei suoi romanzi di Azar Nafisi.  In “Leggere Lolita a Teheran” la scrittrice iraniana raccontava la forza dirompente dei libri attraverso la sua vicenda personale di insegnante clandestina di letteratura occidentale nell’Iran degli ayatollah. In “Le cose che non ho detto”, invece, ha rievocato la città cosmopolita d’inizio anni Sessanta, quando nei cinema passavano i film di Alberto Sordi e Jerry Lewis.

Durante la Rivoluzione cambiò tutto: bruciarono molti cinema, chiusero le sale da ballo, le donne non potevano più cantare né ballare in pubblico. Una repressione che passava, e passa tuttora, per le abitudini quotidiane di vita. “Quando vivi in un sistema totalitario – racconta Nafisi –  ti colpiscono non solo sul lato politico, ma vogliono toccare il tuo modo di vivere, di muoverti, di vestirti. Per questo l’obiettivo principale sono le donne, e per questo le donne iraniane hanno iniziato a combattere per i loro diritti fin dalla fine dell’Ottocento”. E continuano a farlo.

Fonte: ECA Italia

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ECA International: MyExpatriate Market Pay Survey 2016

ECA InternationalL’indagine di ECA International “MyExpatriate Market Pay Survey 2016” confronta i livelli salariali per gli espatriati in tutto il mondo e include informazioni sui benefits, metodi di calcolo delle retribuzioni  e trattamento fiscale.

Questa indagine consentirà alle aziende di disporre di benchmark retributivi e verificare le politiche e i benefit secondo le migliori prassi applicate dalle aziende multinazionali con informazioni sulle retribuzioni di oltre 10.000 espatriati in più di 160 località di tutto il mondo.

I partecipanti riceveranno una copia gratuita e personalizzata dei risultati dei Paesi per i quali hanno fornito i dati.

Per maggiori informazioni visitare il sito di ECA International: https://www.eca-international.com/services/surveys/compensation-benefits/myexpatriate-market-pay-survey

I questionari completi dovranno essere inviati a marketpay@eca-international.com entro venerdì 2 settembre 2016.

Fonte: ECA International

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Il Secolo dell’Africa

distacco in africaLa strada è ancora lunga, ma il viaggio è cominciato. Durerà cent’anni: per gli analisti del Fondo Monetario Internazionale, infatti, quello attualmente in corso passerà alla storia come il secolo dell’Africa.  Una previsione che trova conferme non solo nella crescita economica registrata dal Continente negli ultimi anni, ma anche nell’interesse crescente di colossi quali Cina, Giappone e Russia per l’immenso e “ricco” – soprattutto di materie prime, oltre che di giovinezza – mondo africano. Secondo i calcoli delle principali istituzioni finanziarie, quest’area del mondo (più vasta di Cina, Usa e India messe insieme) fa e farà meglio di quasi tutte le altre, rafforzando la sua immagine di terra delle opportunità. Il Pil dovrebbe continuare a lievitare fino a raggiungere un +5% nel 2016.

Il vero asso nella manica per l’Africa, da qui in avanti, sarà quello relativo all’entità numerica della popolazione. Le proiezioni delle Nazioni Unite di medio termine prevedono che la popolazione aumenterà rispetto all’attuale miliardo fino a raggiungere 1,6 miliardi nel 2030. Tanti, ma anche giovani, visto che oggi il 43% degli africani ha meno di 14 anni. La vera sfida, dunque, sarà quella di creare un’occupazione e una manodopera sempre più produttive e funzionali ai bisogni dei vari territori. Il numero stimato di giovani che entreranno sul mercato del lavoro quest’anno è di 19 milioni nell’Africa sub-sahariana e di 4 milioni nel Nordafrica.

Attenzione, non sono tutte rose e fiori: non sempre, infatti, un Pil che galoppa è sintomo di benessere, anzi. L’Africa si conferma un Continente in cui una fetta importante della popolazione vive sotto la soglia di povertà, ovvero con meno di 1,25 dollari al giorno. Anche se va detto che tale percentuale era vicina al 60% alla fine del secolo scorso, mentre oggi è scesa di 15 punti percentuali.

Fonte: ECA Italia

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