Regime impatriati, in una circolare i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate

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Regime impatriati: nuova circolare dell’Agenzia delle Entrate (n. 17/E) che contiene i chiarimenti interpretativi sui regimi agevolativi per persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia.

In particolare sono analizzati i regimi per ricercatori e docenti (art. 44 D.L. n. 78/2010); per lavoratori contro-esodati (L. n. 238/2010) e per i lavoratori impatriati (art. 16, D.Lgs. n. 147/2015) circa i quali la nuova prassi chiarisce che il regime speciale è consentito anche ai manager in posizione di distacco a partire dal periodo d’imposta in cui acquisiscono la residenza fiscale italiana, e a chi trasferisce la residenza in Italia prima ancora di iniziare l’attività, a condizione che i due eventi siano collegabili.

Altro regime analizzato l’High net worth individual (art. 24-bis T.U.I.R.) rivolto ai soggetti ad elevata capacità contributiva che vogliano spostare la loro residenza fiscale in Italia.

 

Per leggere la circolare cliccare qui

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Le Stelle, le strisce, la democrazia.

Tocqueville ha veramente capito l’America?

L’11 maggio 1831 il giovane aristocratico francese Alexis de Tocqueville sbarcò a New York e da lì iniziò un viaggio per gli Stati Uniti terminato il 20 febbraio 1832. Il risultato delle sue osservazioni e riflessioni fu “La democrazia in America”, la cui prima parte venne pubblicata nel 1835 e la seconda nel 1840. Il testo, scritto in una prosa superba, fece scalpore in Europa. Tocqueville segnalò nelle sue pagine l’inizio di una nuova storia.

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Autore: Massimo Luigi Salvadori – Editore: Donzelli – Pp: 146

Sennonché, al  di là di questo vigoroso messaggio, si poneva e si pone tuttora la questione se  negli Stati Uniti lademocrazia si presentasse effettivamente con i tratti da lui descritti. Il saggio riper correl’analisi di Tocqueville concludendo che essa presenta per aspetti cruciali limiti assai indicativi, perché mette in evidenza un’immagine del l’America che appare poco corrispondente,se non persino deviante rispetto a ciò che la società americana era nella sua realtà concreta.

Di qui l’interrogativo: Tocqueville ha davvero capito l’America?

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ECA Italia ed SHR insieme nel Nord-Est per la gestione degli espatriati

Il 31 maggio primo seminario gratuito nella sede SHR di Padova sul tema: “Expatriates World. Gestione LEAN della mobilità internazionale”.

ECA Italia nel Nord-Est italiano sarà insieme ad  SHR Italia sulle tematiche relative alla gestione della mobilità internazionale del personale grazie alla neonata partnership tra SHR World, divisione composta da avvocati, consulenti legali e del lavoro specializzati in ambito internazionale, ed ECA Italia, società di riferimento del settore dell’expatriate management e parte di un network globale di professionisti.

Una sinergia tra due eccellenze che diventano  punto di riferimento sul territorio per l’organizzazione e la gestione – legale, amministrativa e fiscale -del personale espatriato in Italia e all’estero attraverso un supporto personalizzato, continuativo e qualificato alle Aziende interessante da fenomeni di internazionalizzazione del personale.

Ben 4 i focus specifici sui  paesi esteri di maggior interesse (USA, Cina, Turchia e India). Primo appuntamento il prossimo 31 Maggio alle 14.30  presso la sede SHR di Padova  per il Seminario “Expatriates World. Gestione LEAN della mobilità internazionale”

SHR World ed ECA Italia lanciano un nuovo progetto formativo che ha come obiettivo quello di fornire alle aziende interessate da fenomeni di internazionalizzazione del personale, i migliori strumenti per orientarsi tra le principali tematiche legali, fisco/previdenziali e di immigration che interessano gli espatriati con particolare attenzione all’ottimizzazione dei costi e alla compliance normativa.

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Previsti focus specifici sui 4 tra i paesi esteri di maggior interesse (USA, Cina, Turchia e India). Primo appuntamento grazie a questa partnership quello del 31 Maggio alle 14.30  presso la sede SHR di Padova  per il Seminario “Expatriates World. Gestione LEAN della mobilità internazionale” durante il quale, oltre a presentare il progetto formativo in se, si parlerà  anche dei principali modelli di gestione della mobilità e delle ultime novità in materia  fiscale e di immigration.

 

Qui maggiori informazioni per il primo seminario gratuito.

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Il visto business per gli Stati Uniti

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Fabiana Antenucci, Immigration Consultant di ECA Italia, chiarisce i dettagli del “B-1” per il corretto utilizzo del permesso d’ingresso negli Stati Uniti con il “Business Visitor Visa”

Negli ultimi anni il visto B-1, conosciuto anche come il Business Visitor Visa, è stato messo sotto i riflettori dai media dovuto al suo uso improprio da parte di numerosi datori di lavoro. È per questo utile approfondirne i diversi aspetti, con l’obiettivo di indirizzare datori di lavoro e lavoratori verso il corretto utilizzo del “B-1” per l’ingresso negli USA.

Cosa si intende per visto B-1?

Il visto business è la tipologia di visto più comune per svolgere tale tipo di attività negli Stati Uniti. I richiedenti del visto B-1 possono permanere sul territorio americano per un periodo di tempo limitato per svolgere attività commerciali o professionali, ma non lavorative, per conto di datori di lavoro stranieri. I titolari del visto B-1 non possono essere assunti dalle aziende statunitensi, né possono essere stipendiati o ricevere altri tipi di remunerazioni da fonti statunitensi, tuttavia, possono ricevere dei rimborsi spesa negli USA che non siano cumulativi alla retribuzione base.

È di fondamentale importanza che sia i datori di lavoro sia i lavoratori abbiano l’accortezza di richiedere questa determinata tipologia di visto unicamente per motivi di business”

Se s’intendesse svolgere attività lavorativa sia per brevi sia per lunghi periodi, si consiglia pertanto di procedere con la richiesta di visti idonei al lavoro quali l’H-1B per lavoratori specializzati, L-1 per i trasferimenti intra-company, o il visto E per commercio e investitori.

Tuttavia, per chi si recasse unicamente per motivi di business, il visto B-1 offre il vantaggio di procedure semplificate e tempistiche di ottenimento brevi, qualora la risorsa dimostri un forte legame e la volontà di rientrare nel paese di origine.

Quali attività si possono svolgere con il visto B-1?

I titolari del visto B devono attenersi unicamente alle seguenti attività lavorative:

  • Partecipare a transazioni commerciali che non includano contratti di lavoro e consulenze con i business partner.
  • Verificare l’apertura di un nuovo business statunitense che possa risultare successivamente nella richiesta di un Visto E o L.
  • Partecipare a convegni, conferenze, seminari.
  • Svolgere attività di ricerca indipendente.
  • Partecipare a programmi di volontariato per associazioni religiose o organizzazioni non profit.
  • Condurre ricerche di mercato sulla possibilità di investire e stabilire una società negli USA.
  • Partecipare come professionista del settore a programmi culturali sponsorizzati dal paese estero.

Sebbene non sia permesso svolgere attività lavorativa mentre si è negli Stati Uniti con un Visto B1, ci sono diverse attività permesse per una serie di categorie, mansioni e incarichi. Vediamoli nel dettaglio:

Lavoratori commerciali o industriali che prestano servizio o installano attrezzature comprate al di fuori degli USA, cosi come attività di formazione sulle attrezzature acquistate al di fuori del paese.

Domestici di personale straniero assegnato negli Stati Uniti o domestici di cittadini statunitensi soggetti a frequenti incarichi internazionali.

Cittadini stranieri idonei per lo status di lavoratori specializzati, formatori o scambi di visitatori, retribuiti dal paese di provenienza.

Membri del Consiglio di Amministrazione degli Stati Uniti in visita, per partecipare a una riunione del Consiglio o per mettere in atto attività riguardanti isea-416106_640l Consiglio.

Atleti professionisti che gareggiano unicamente per premi in denaro.

Alcuni artisti, eccetto i fotografi, che non vendano regolarmente le loro opere negli USA.

Qual è la validità del visto B-1?

Come ogni visto, anche i titolari del visto B-1 possono soggiornare sul territorio americano per un limitato periodo di tempo. Questo è determinato principalmente dal motivo del viaggio. Generalmente, il tempo di permanenza concesso negli USA è di 30 giorni consecutivi, per un periodo massimo di 12 mesi al primo ingresso con possibile estensione di 6 mesi ogni volta. La permanenza nel paese è sempre a discrezione dell’Immigration Officer.

“Il visto B-1 offre il vantaggio di procedure semplificate e tempistiche di ottenimento brevi, qualora la risorsa dimostri un forte legame e la volontà di rientrare nel paese di origine”

Date le premesse appena esposte, è di fondamentale importanza che sia i datori di lavoro sia i lavoratori abbiano l’accortezza di richiedere questa determinata tipologia di visto unicamente per motivi di business, tenendo presente che qualora l’ingresso nel Paese sia invece per motivi lavorativi la normativa americana prevede serie sanzioni in merito, tra le quali l’essere inabilitato a entrare negli USA per un determinato periodo di tempo.

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Trasferimenti intra-societari, più veloce l’arrivo di professionisti stranieri

Attuate le nuove direttive europee sui trasferimenti intra-societari: più facile il distacco con tempistiche snelle e una procedura semplificata.

In Italia dallo scorso febbraio è più veloce l’ingresso di lavoratori qualificati nell’ambito di trasferimenti intra-societari grazie al D.Lgs. 253 del 29 dicembre 2016 e alla recente circolare attuativa.

Infatti questo decreto ha modificato il D. Lgs. 286/1998 (testo unico sull’immigrazione) inserendo gli art 27 quinquies e sexies e sopprimendo in particolare  l’art 27 lett g  (distacco per adempimento di funzioni specifiche) e l’art 27 lett f punto b (distacco per addestramento professionale).

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L’Italia semplifica l’arrivo di dirigenti, lavoratori specializzati o in formazione da paesi extracomunitari per i trasferimenti intra-societari. Più facile l’arrivo di talenti e professionalità ad alta specializzazione grazie all’art. 27 quinquies e sexies D. Lgs. n.253 del 29 dicembre 2016.

Il tutto in attuazione della direttiva 2014/66/UE “sulle condizioni di ingresso e soggiorno dei dirigenti, lavoratori specializzati, lavoratori in formazione di Paesi terzi nell’ambito di trasferimenti intra-societari”.

Tra gli obiettivi del provvedimento, come spiega il Governo, “vi è l’introduzione di definizioni comuni e condizioni di ammissione trasparenti e semplificate per le categorie indicate”; di notevole interesse le tempistiche concesse allo sportello unico che dovrà rispondere entro 45 giorni dall’invio dell’apposito modulo online di richiesta rilascio nullaosta.

Ai fini dell’attuazione del Decreto, il 9 febbraio 2017 è stata pubblicata la Circolare contenente le istruzioni operative.

 

 

 

 

 

 

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Il Brasile a caccia di “tesori” all’estero

Focus Brasile

di Luigi Murgo, Senior Tax Consultant di ECA Italia

Sempre più amministrazioni fiscali di diversi Stati esteri, negli ultimi anni, si sono concentrate sulla lotta all’evasione perpetrata attraverso la delocalizzazione dei capitali oltre i confini nazionali. In questo contesto, anche il Brasile ha rafforzato il controllo sulla movimentazione di capitali all’estero, prevedendo non solo un’apposita procedura di voluntary disclosure per i fondi detenuti in altri Paesi e non dichiarati, ma anche un’apposita dichiarazione corrispondente al nostro Quadro RW, chiamata Declaração anual de Capitais Brasileiros no Exterior (CBE).

Istituita con la Resolução CMN 3.854, de 27.05.2010, la dichiarazione di detenzione di capitali brasiliani all’estero è obbligatoria per tutti i soggetti residenti (persone fisiche e non) che dispongano di asset finanziari, beni o diritti all’estero. Per la maggior parte dei contribuenti trattasi di un obbligo annuale, mentre una parte minore di essi sarà obbligato a trasmettere informazioni su base trimestrale.

“Sempre più Amministrazioni fiscali, negli ultimi anni, si sono concentrate sulla lotta all’evasione perpetrata attraverso la delocalizzazione dei capitali oltre i confini nazionali”

I contribuenti obbligati a tramettere una CBE sono persone fisiche e società residenti, domiciliate o con sede legale in Brasile che detengano valuta, assets e/o diritti di qualsiasi natura il cui valore totale è uguale o superiore a:

  • 100.000 dollari americani al 31 dicembre dell’anno precedente a quello di presentazione della dichiarazione (tali soggetti dovranno presentare una dichiarazione annuale).
  • 100 milioni di dollari americani (in aggiunta alla dichiarazione annuale, tali soggetti dovranno presentare una dichiarazione su base trimestrale)

A tal proposito è utile ricordare che si considera residente in Brasile la persona fisica che rispetta alcune specifiche caratteristiche:

  • Risiede permanentemente in Brasile
  • Fa ingresso nel Paese:
    1. con un visto permanente (il soggetto diventa fiscalmente residente dalla data di arrivo)
    2. con un visto temporaneo
  • per svolgere un’attività di lavoro dipendente, il soggetto diventa fiscalmente residente dalla data di arrivo;
  • dopo un periodo di permanenza di 184 giorni, anche non consecutivi, in un periodo di 12 mesi;
  • dalla data di ottenimento di un visto permanente o di contratto di lavoro dipendente, se ottenuto/concluso prima del compimento del 184 giorno, in un periodo di 12 mesi;
  • Il cittadino brasiliano, non fiscalmente residente, che rientra nel Paese in maniera definitiva; il soggetto diventa fiscalmente residente dalla data di ingresso nel Paese.
  • Che si assenta temporaneamente dal territorio brasiliano o che lascia definitivamente il Paese senza presentare la comunicazione di partenza definitiva.

“Istituita con la Resolução CMN 3.854, de 27.05.2010, la dichiarazione di detenzione di capitali brasiliani all’estero è obbligatoria per tutti i soggetti residenti (persone fisiche e non) che dispongano di asset finanziari, beni o diritti all’estero”

La CBE dovrà contenere i dati relativi a asset e diritti come depositi, investimenti finanziari in azioni e obbligazioni, trust, immobili, ecc. Non importa dove e quando il reddito che ha originato l’attività finanziaria è stato prodotto: gli asset che sono stati acquistati con reddito di lavoro prima che la persona diventasse residente in Brasile dovranno comunque essere dichiarati.

Inoltre, le scadenze per la sottomissione delle CBE sono determinate dalla Banca Centrale del Brasile. La circolare n. 3.624 del 6 febbraio 2013 stabilisce le scadenze per le dichiarazioni annuali e trimestrali:

  1. La dichiarazione annuale va presentata nel periodo compreso tra il 15 febbraio e le ore 18.00 del 5 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento;
  2. La dichiarazione del primo trimestre dovrà essere presentata nel periodo compreso tra il 15 aprile e le ore 18.00 del 5 giugno del trimestre successivo a quello di riferimento;
  3. La dichiarazione del secondo trimestre dovrà essere presentata nel periodo compreso tra il 31 luglio e le ore 18.00 del 5 settembre del trimestre successivo a quello di riferimento;
  4. La dichiarazione del terzo trimestre dovrà essere presentata nel periodo compreso tra il 15 ottobre e le ore 18.00 del 5 dicembre del trimestre successivo a quello di riferimento;

L’ultimo trimestre andrà incluso con la dichiarazione annuale. La compilazione e presentazione della dichiarazione annuale viene fatta attraverso un formulario online disponibile sul sito della banca Centrale del Brasile. Il non rispetto delle scadenze o l’omissione della dichiarazione porterà all’applicazione di una sanzione fino a 250.000 BRL (pari all’incirca 75.000 euro).

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Italia ‘attraente’ per i manager stranieri?

 

Dal 25 luglio 2012 è diventato estremamente agile reclutare talenti, tecnici e manager internazionali extracomunitari, potendo far leva sull’art 27 del Testo Unico sull’immigrazione.

di Andrea Benigni – AD ECA Italia

L’internazionalizzazione del business fa sì che la selezione dei candidati non si limiti al perimetro domestico, sconfinando sempre più spesso in ambito internazionale. Sempre più di frequente le tavole di rimpiazzo di supporto alla gestione delle job rotation piuttosto che del fisiologico turnover aziendale hanno un carattere internazionale. A titolo di esempio: se il mio Marketing Manager italiano si dimette lo potrò sostituire con il suo alter ego indiano, francese o cinese, che ha già generato performance di livello significativo nella sua home country, avendo garantita una prestazione qualificata nel ruolo in evoluzione che è stato pensato per lui.

Per chi leggerà le prossime righe di questo approfondimento, le informazioni che daremo potrebbero sembrare incredibilmente innovative, ma in realtà non è così. Il nostro è un Paese che si piange spesso addosso, non accorgendosi che in realtà qualche opportunità talvolta c’è. E magari nel contesto di reclutamento le opportunità di cui intendiamo parlare realizzano una ricaduta positiva.

Dal 25 luglio 2012 è diventato estremamente agile reclutare talenti, tecnici e manager internazionali extracomunitari, potendo far leva sull’art 27 comma quater del Testo Unico sull’immigrazione introdotto dal decreto legislativo n. 108 del 28 giugno 2012, che dà attuazione alla direttiva 2009/50/CE “sulle condizioni di ingresso e soggiorno di cittadini di Paesi terzi che intendono svolgere lavori altamente qualificati”. Non tutte le Direzioni Risorse Umane italiane sono informate su questo particolare scenario normativo. Abbiamo incontrato molte aziende che una volta individuato un talento brasiliano iniziano a ricercare informazioni sul suo albero genealogico, per scoprire se avesse un nonno italiano o portoghese grazie al quale sarebbe risultato più facile per il candidato ottenere la cittadinanza italiana o, per l’appunto, portoghese, con relativa rapida accessibilità al nostro mercato del lavoro.

“Le aziende italiane hanno per la prima volta la concreta opportunità di coniugare a interessanti progetti di management e sviluppo-carriera un incentivo “da sistema paese” tale per cui le ricadute sui trattamenti netti in capo al management coinvolto potranno generare un impatto in termini di maggior incentivazione decisamente rilevante”

In effetti, basterebbe verificare se quel talento brasiliano ha una laurea e una RAL superiore a 25.000 euro, requisiti più facilmente accessibili e più coordinati con l’esercizio operativo di chi fa HR. Ma di recente il vero “jackpot” per chi si occupa di reclutamento è diventato il Decreto Internazionalizzazione (D.Lgs n.147 del 14 settembre 2015) che per premura andiamo a riportare nei suoi passaggi chiave:

  • l’articolo 16 del suddetto decreto, entrato in vigore il 7 ottobre 2015, afferma che il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la residenza nel territorio dello Stato, concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 70% del suo ammontare, al ricorrere di alcune condizioni quali la non residenza nei 5 anni precedenti l’assegnazione in Italia oltre ad un ruolo di spicco da ricoprire in Italia coordinato con un rilevante livello di qualifica.
  • Il beneficio spetta nei 4 periodi successivi all’ingresso in Italia, incluso l’anno di ingresso, a condizione che il dipendente oggetto di reclutamento si impegni a rimanere in Italia per almeno 2 anni. I soggetti-candidati interessati possono optare per questa soluzione, segnalando in modo rilevante che l’opzione è irrevocabile, a significare che qualora per ragioni non preventivabili al momento dell’opzione i due anni di permanenza in Italia non vengano rispettati…il candidato subirà una ripresa fiscale.

La modalità con cui si esprime il legislatore su questo tema evidenzia il suo chiaro intendimento rispetto al favorire un trattamento fiscale agevolato anche per profili di management straniero, profili che, soddisfatti i requisiti sommariamente richiamati, vengono a rendere la propria prestazione lavorativa in Italia. È un tema di portata enorme per il nostro Sistema Paese, le aziende italiane hanno per la prima volta la concreta opportunità di coniugare a interessanti progetti di management e sviluppo-carriera un incentivo “da sistema paese” tale per cui le ricadute sui trattamenti netti in capo al management coinvolto potranno generare un impatto in termini di maggior incentivazione decisamente rilevante. Risulta pertanto incredibilmente innovativo affermare che “sì”, l’Italia è un Paese che sul piano fiscale può attrarre un manager straniero. Come in Europa avviene solo in Spagna, Olanda e Francia e, diciamocelo, come non avviene in Germania e UK.

 

 

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